venerdì 27 novembre 2009

Inquinamento atmosferico relazione in bozza di Ennio Cadum 25.11.09


Torino è tra le città più inquinate non solo d’Italia, ma anche d’Europa, complice la situazione climatica particolare della Valle Padana, che non aiuta la dispersione degli inquinanti, anzi ne favorisce il ristagno e l’accumulo, rendendola un’area che contende il primato delle più inquinate d’Europa alle aree minerarie della Slesia, di Katowicze per intenderci.Presenta valori medi annui di PM10 che sono il triplo di quelli di Londra, il quadruplo di Parigi, il doppio di Berlino, che hanno però un numero di abitanti pari a 10-15 volte quelli di Torino.Nel 2007 i valori medi di fondo (stazione Lingotto) riportati nell’annuario della qualità dell’aria dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente è stato di 61 microgrammi/metro cubo, con 147 giorni di superamento dei limiti annuali europei. Nessuna stazione di fondo ha raggiunto livelli così alti in Italia, misurando valori pari solo alle stazioni da traffico di altre città.Negli ultimi 2-3 anni i valori medi stanno scendendo progressivamente, è vero, ma la strada verso l’obiettivo europeo di qualità dell’aria (20 microgrammi/metro cubo di media annua) è ancora lunga e non sarà sicuramente raggiunta (se ci andrà bene ci attesteremo su valori oltre il doppio del limite).
L’Italia colleziona a tutto spiano infrazioni comunitarie in campo ambientale, ma sulla qualità dell’aria ne colleziona più che in ogni altro campo.
A questi valori sono correlati i rischi per la salute dimostrati da centinaia di studi in tutto il mondo, sia a breve sia a lungo termine: Aumento di ricoveri per patologie respiratorie (bronchite, asma) e cardiovascolari (aritmie, infarto) e di mortalità per le stesse cause a breve termine (con latenza dell’effetto misurabile in pochissimi giorni – per alcuni inquinanti in ore).
Sul lungo termine, cioè dopo anni di esposizione agli inquinanti atmosferici urbani, oltre a documentare gli stessi effetti per le patologie cardiovascolari e respiratorie, gli studi epidemiologici hanno messo in luce anche un aumento preoccupante per i tumori del polmone, legato alla presenza di cancerogeni nei gas di scarico delle auto, sia benzina (benzene e altri idrocarburi aromatici policiclici) sia soprattutto diesel.
Nel complesso, a carico della mortalità naturale per ogni incremento di 10 g/m3 nella concentrazione di polveri respirabili si calcola:
(i) un aumento dello 0,6% nei decessi a breve termine, ossia nel giro di pochi giorni da incrementi di breve durata (Risultati Studio italiano EPIAIR, Epid Prev 2009);
(ii) del 4% circa a lungo termine, ossia nel giro di 10 – 15 anni in presenza di incrementi di lunga durata. Una valutazione su scala nazionale è stata effettuata recentemente dall’OMS, (Valutazione di impatto del Pm10 e Ozono in 13 città Italiane, OMS, giugno 2006). L’impatto stimato è rilevante. In presenza di valori di Pm10 compresi tra 26.3 g/m3 e 61.1 g/m3, 8220 decessi l’anno in media, sono attribuibili alle concentrazioni di PM10 sopra i 20 g/m3 . Questa stima rappresenta il 9% della mortalità per tutte le cause (escludendo la cause violente e accidentali) nella popolazione oltre i 30 anni di età. (A Torino questo dato corrisponde a 750 decessi l’anno che si risparmierebbero se le concentrazioni medie annue di PM10 fossero pari a 20 g/m3 invece dei 60 attuali). E’ stato anche calcolato che una riduzione di 10 g/m3 nella concentrazione media di lungo periodo delle polveri fini si tradurrebbe in un aumento di circa 1 anno nella speranza di vita delle persone di oltre 25 anni di età.
Di fronte a questa situazione realmente drammatica e che dovrebbe costringere qualunque consiglio comunale di questa città ad azioni più che coraggiose e determinate per la tutela della salute della popolazione e anche dell’ambiente ( vedi gli effetti sulle specie arboree: a Torino sopravvivono solo le più robuste, e anch’esse presentano danni fogliari che chiunque può osservare guardando le foglie dei nostri parchi nella stagione vegetativa) si assiste ad assessori rassegnati e a misure deboli o senza utilità dimostrata.
Torino ha bisogno di una valutazione ponderata e corretta delle misure più efficaci che si possono intraprendere per migliorare la situazione disperata attuale. Senza ricatti da parte di categorie che vogliono essere esentate, vanno valutate scientificamente, e sulla base di precisi rapporti costo-efficacia, le misure vincenti sulle altre, quelle che sono in grado di dare i migliori risultati a parità di costo.Occorre avere il coraggio in generale di voler misurare l’efficacia delle politiche e soprattutto quelle di contrasto all’inquinamento, sia in fase di progetto, sia in fase di realizzazione, in modo trasparente, in modo che tutta la cittadinanza valuti i risultati e possa esprimere il proprio giudizio critico sulle misure intraprese e sui risultati raggiunti.
Basta con idee velleitarie e di quasi nessuna utilità dimostrata, come le targhe alterne, le mezze giornate di blocco parziale della circolazione. Basta con idee peregrine frutto di qualche pensata e di qualche accordo sottobanco con commercianti e ambulanti!
Le misure da adottare devono essere studiate e misurate con serietà e messe in opera con raziocinio e perseveranza. Chi la dura la vince e Torino vincerà se andrà per una strada scientificamente corretta, lontana da compromessi e perseverante nell’azione.
Vorremmo che la FIAT fosse leader nella produzione di auto elettriche, come lo era qualche anno fa, e non solo in quelle a gas, che rappresentano oggi solo una scorciatoia legata ad una tecnologia vecchia e pericolosa, e presente in tutte le marche; vorremmo che le auto elettriche prodotte in questa città fossero meglio di quelle straniere che oggi non temono nessuna concorrenza nazionale e che rappresentano invece il futuro obbligato per la situazione di Torino oggi e del resto del mondo domani.
Bisogna avere il coraggio di investire nella ricerca tecnica e nella sperimentazione urbana, e le politiche della città devono aiutare le aziende e la popolazione che si orienta in questo senso
Anche la città più inquinata d’Italia ce la può fare, occorre impegnarsi meglio, e di più.
Rifiuti
Torino è la quarta città d’Italia per produzione di rifiuti urbani, dopo Roma, Milano e Napoli, con oltre 550.000 tonnellate totali (dati 2007 dell’annuario 2008 dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) e 600 Kg pro capite all’anno.
La produzione di rifiuti aumenta progressivamente di anno in anno sia a Torino sia nel resto d’Italia.
Di fronte a questo stato di cose la stessa Unione Europea ha tracciato la strada da seguire, con le famose 4R in ordine decrescente di priorità:
1) ridurre la produzione di rifiuti (produrne meno)
2) riutilizzare più volte gli oggetti di uso quotidiano (non buttarli via se non è indispensabile)
3) riciclare gli oggetti alla fine della loro vita (raccolta differenziata)
4) recuperare l’energia utilizzata per produrli

È chiaro che non si può risolvere l’emergenza rifiuti con un solo tipo di soluzione: occorre invece ricorrere a più sistemi, adatti agli insediamenti urbani, alla quantità di rifiuti da smaltire e al loro tipo, che siano di basso impatto ambientale.
Ognuno di noi, cittadini e istituzioni comunali, può e deve collaborare.
Dobbiamo costruire una cultura contro lo spreco, e per la riduzione-riuso-riciclo, e insegnarla e farla insegnare ai nostri figli sia a casa sia a scuola.
La soluzione non è nell’ultima delle 4R, ma nelle prime 2, che devono essere seguite con convinzione ed incentivate.
Il Comune deve porsi obiettivi realizzabili e un programma di attuazione ambizioso ma possibile.
Molte città hanno raggiunto livelli di raccolta differenziata invidiabili: Novara, il capoluogo di provincia più virtuoso, ha superato il 70% di raccolta differenziata in città e il 60% nei Comuni del consorzio, e riesce ad evitare l’inceneritore!
È vero che sull’inceneritore non vi sono certezze scientifiche di assenza di nocività per la salute, ma l’evitarlo è la soluzione certamente più sicura in assoluto.
Il risultato a Novara si può riassumere in due parole: meno tasse e più lavoro.
Tra le curiosità che hanno permesso a Novara di spiccare il volo sul versante della raccolta differenziata c'è senz’altro la modifica del regolamento comunale che ha permesso agli operatori dell'azienda rifiuti di entrare nei condomini (fino a 25 metri dalla soglia di ingresso degli stabili) e prelevare autonomamente i cassonetti con i rifiuti differenziati per poi svuotarli negli automezzi. Gli addetti, dotati delle chiavi per aprire i cancelli degli stabili, hanno così potuto risparmiare ai custodi il lavoro legato al posizionamento dei contenitori sui marciapiedi al momento della raccolta.
Tutto ciò ha reso più autonoma e facilmente gestibile l'organizzazione e i tempi di svuotamento dei cassonetti. ed il tutto è controllabile dai cittadini, nella massima trasparenza.
I rifiuti differenziati e omogeneizzati per tipologia diventano quindi una risorsa economica allettante: vetro, alluminio, plastica, frazione organica, carta: ognuna ha un valore di mercato e rappresenta un volano per la creazione di imprese commerciali ed industriali.
La donna più ricca della Cina di oggi ad esempio è un’anziana signora che 15 anni fa iniziò a produrre carta da imballaggi per i prodotti commerciali, dapprima concarta prodotta dagli alberi, ma quando questa soluzione diventò insufficiente, iniziò ad utilizzare la cara di recupero per arrivare ad acquistare la carta della raccolta differenziata degli USA, che non sapevano come smaltire il surplus di prodotto, ed oggi riacquistano a prezzo maggiorato i loro stessi rifiuti cartacei trattati e rivenduti!Ci sono Comuni che hanno fatto anche di più, ma la dimensione metropolitana oggi rappresenta un ostacolo: si può e si deve superare.
Torino ha bisogno della stessa rivoluzione nella gestione dei rifiuti, di investimenti, di maggior personale, di favorire lo sviluppo di aziende private operanti in questo nuovo settore, dell’oro verde a portata di mano che non si vede perché non si riesce a vedere o non lo si vuole vedere.
Novara (105.000 abitanti) ha investito molto in personale, attrezzature, ma ha raggiunto il risultato di aver risparmiato 1.200.000 euro.
Torino, in proporzione, può risparmiare 10 volte di più.
Una strada diversa è possibile.La possiamo e dobbiamo costruire insieme, cittadini ed istituzioni.
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sabato 21 novembre 2009

Privatizzazione dell'acqua una vergogna !! subito il referundum abrogativo


Via libera tra le polemiche, alla Camera, al decreto Ronchi che prevede, tra l'altro, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa la gestione delle risorse idriche. Il governo difende il provvedimento, spiegando che l'acqua rimarrà comunque un bene pubblico e non ci saranno incrementi delle tariffe. Ma l'opposizione è sulle barricate e critica nel metodo e nel merito le nuove norme. L'Italia dei Valori dopo il via libera finale al testo (con 302 sì e 263 no) fa partire in Aula una contestazione con tanto di cartelli con lo Stivale e la scritta 'Giù le mani dall'acqua'. Il partito di Di Pietro, insieme alla sinistra radicale, tra l'altro, è pronto a raccogliere le firme per un referendum abrogativo della misura.La Lega resta fredda su un testo che rischia di penalizzare molti comuni del Nord dove le bollette dell'acqua non sono alle stelle. "Difenderemo il patrimonio delle ex municipalizzate - assicura in Aula il capogruppo Roberto Cota - dall'aggressività delle grosse multinazionali estere". Ma i ministri delle Politiche Europee, Andrea Ronchi, e per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, che hanno gestito tutta la partita, danno una serie di rassicurazioni. "Non ci saranno innalzamenti delle tariffe", sottolinea Fitto, e inoltre la liberalizzazione consentirà "interventi sulla rete", per cercare di arginare la questione delle perdite.Non solo. Come chiesto anche dall'opposizione il ministro garantisce che ci sarà un organismo di controllo del settore idrico, meglio se una Authority ad hoc. Anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno scende in campo per placare gli animi. "In Parlamento - sottolinea - avrei votato sì. Non ci sarà un rincaro delle bollette". E ancora: "ci sarà l'apporto dei privati ma nessuno toglierà l'acqua ai romani". Secondo il Pd e l'Udc, però, si tratta di una norma che "va contro gli interessi dei cittadini", come sottolinea la capogruppo dei democrats in commissione Ambiente Raffaella Mariani o ancora "non risolutiva" per il suo omologo centrista centrista Mauro Libé.La sinistra è ancora più dura e prepara un referendum contro un provvedimento che il governatore pugliese Nichi Vendola (che ha già detto che ricorrerà alla Corte Costituzionale) definisce "ignobile". Ora la partita si sposterà sui regolamenti attuativi che il ministro Fitto ha assicurato "saranno varati dal Consiglio dei ministri entro la fine dell'anno".(Ansa)
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martedì 17 novembre 2009

Copenhagen, un colpo d'ala europeo cancellerà la delusione in Obama?


Lucia Venturi da Greenreport

GROSSETO. Brucia ammetterlo ma la rinuncia del presidente Barack Obama ad andare a Copenhagen per la conferenza Onu sui cambiamenti climatici rappresenta una seria delusione delle aspettative rispetto al ruolo che avrebbe potuto avere nel raggiungere un accordo.In realtà, come da molti segnali era già emerso, a Copenhagen non vi sarà alcun accordo vincolante ma solo un accordo politico, rimandando il calendario degli impegni per frenare il surriscaldamento del pianeta di un anno, alla già stabilita conferenza Cop 16 di Città del Messico.L'annuncio della decisione presa assieme alla Cina al vertice Asia-Pacifico è stata le definitiva conferma che i tempi non sono maturi e che l'urgenza di interventi a livello internazionale per ridurre le emissioni di Co2 e per mitigare gli effetti che queste determinano sul clima - che rimane pienamente confermata - dovrà cedere il passo alle esigenze, in primo luogo statunitensi, di trovare intanto un accordo che per il presidente Obama ha un sapore molto più domestico.Dopo il faticoso via libera alla camera sulla riforma sanitaria, i freni a un accordo internazionale sul clima, non sono più posti per principio come all'epoca di Bush ma per tattica a conferma delle difficoltà che il presidente Obama incontra per far andare avanti il suo progetto di green new deal americano; e come già per la riforma sanitaria anche il green Bill soffre oltre che delle avversioni da parte repubblicana anche delle notevoli resistenze da parte del suo stesso schieramento democratico. Un fuoco amico cui Obama ha dovuto piegarsi, nonostante la versione ufficiale di non vincolare per il momento il suo paese a nessun trattato, faccia riferimento a un flop annunciato del vertice internazionale più che ai problemi di mandare avanti le questioni interne.«Siamo realisti - avrebbe detto Obama ai suoi consiglieri - ormai la scelta era se andare verso un fiasco di Copenhagen, oppure cercare in quella sede un accordo politico di principio, rinviando a tempi successivi gli impegni operativi».Una decisione che rimescola anche le carte in merito alle leadership sul vertice Onu, con la Cina che acquisisce sempre più il ruolo di ago della bilancia, con la possibilità di alzare ancora l'asticella sulle richieste da parte dei paesi emergenti e in via di sviluppo e l'Europa invece sempre più ai margini. E non sarà facile il compito del premier danese per salvare il salvabile.«Alla luce dei tempi ristretti - ha detto Lars Rasmussen - e vista la situazione dei singoli paesi, dobbiamo concentrarci su quello che è possibile e non lasciarci distrarre dall'impossibile».
Posizione duramente attaccata da Kaisa Kosonen, Climate policy advisor di Greenpeace international, alla vigilia del "Pre-COP" di oggi e domani dei ministri dell'ambiente che deve preparare il vertice di dicembre a Copenhagen: «Il primo ministro danese Rasmussen è diventato complice degli Stati Uniti in un cosiddetto "affare" che metterà Obama in difficoltà politica davanti alla sopravvivenza dei Paesi più vulnerabili del mondo. Non penso che la maggioranza dei Paesi aderiranno a questo piano "salva-faccia" Non ci sono scuse reale per rinviare decisioni giuridicamente vincolanti per un'azione ambiziosa».L'incontro dei ministri dell'ambiente europei, secondo lo schema, doveva servire a discutere degli ultimi dettagli in vista dell'approvazione di un trattato internazionale per la regolamentazioni delle emissioni di Co2 nel periodo successivo al 2012 cercando di risolvere i due principali nodi, le azioni di mitigazione e i finanziamenti per i paesi in via di sviluppo.Ma dovranno invece rivedere il documento sottoscritto solo il 21 ottobre scorso come base di partenza per le discussioni della conferenza delle Nazioni Unite a Copenhagen del prossimo dicembre. L'Unione europea si era preparata da tempo a questo appuntamento con un obiettivo unilaterale importante (-20% di gas serra in meno al 2020 rispetto al 1990), e la disponibilità ad incrementare il proprio impegno (-30%) in caso di accordo globale, ottenendo così un importante ruolo di leadership che nel documento varato nell'ultimo consiglio dei ministri era stata fortemente rivendicata.Invece all'ordine del giorno del vertice dei ministri ambiente c'è il nuovo scenario che si è aperto a Singapore, che ha fatto infuriare la Gran Bretagna e la Francia e che potrebbe rivelarsi invece favorevole alle reticenze più volte dimostrate dal nostro paese a mantenere obiettivi ambiziosi.
Il segretario per i Cambiamenti climatici e l'Energia, Ed Miliband, ha chiesto ad Obama di ripensarci e di accelerare i negoziati affinché a Copenaghen ci sia un accordo di ampia portata e Gordon Brown è andato oltre, promettendo che l'accordo ci sarà e che non ci potrà essere alcun piano B alternativo.Anche in Germania il ministro per l'ambiente Norbert Rottgen non vuole che si dichiari in anticipo il fallimento del vertice di Copenhagen e come anche il francese Jean-Louis Borloo ed il presidente brasiliano Lula (che proprio sabato aveva firmato un testo comune con Sarkozy impegnandosi in tagli ambiziosi alle emissioni) ha detto che proverà a convincere il presidente Usa a ripensarci.I leader dell'Unione europea quindi, o almeno parte di essi, non sembrano intenzionati a farsi dettare l'agenda climatica da quanto emerso dalla riunione a due tra Obama e Ju Hintao nell'ambito del vertice dell'Apec. I giochi quindi - anche se fortemente segnati - potrebbero essere ancora aperti.«La frenata di Stati Uniti e Cina sugli impegni per la riduzione delle emissioni è una pessima notizia», questo il commento di Fabrizio Vigni, Presidente nazionale degli Ecologisti Democratici.«Si rischia - continua l'esponente Ecodem - un fallimento totale della prossima conferenza sul clima che si terrà a Copenaghen. L'amarezza però non deve trasformarsi in rassegnazione. L'Unione Europea non può essere spettatore impotente, deve infatti dispiegare una forte, tenace e sinergica iniziativa per tessere alleanze e fare in modo che la conferenza si concluda con l'assunzione di impegni quanto più possibile precisi e vincolanti».«L'Europa - conclude Fabrizio Vigni - deve esercitare pienamente la sua leadership nella sfida del clima e della green economy come ha già saputo fare in altri momenti difficili».
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UNO STUDIO USA CONFERMA CHE LE NOCI MANTENGONO IL CUORE IN SALUTE


Consumare ogni giorno noci, mandorle, pistacchi e nocciole aiuta a mantenere il cuore in forma. Sono queste le conclusioni alle quali è giunto uno studio condotto dai ricercatori della Mayo Clinic di Cleveland, in Ohio (Stati Uniti). Le noci sono infatti ricche di omega3, fibre, steroli vegetali e contengono un amminoacido chiamato arginina. Si tratta di sostanze in grado di ridurre nel sangue il livello di colesterolo 'cattivo' e di proteggere il rivestimento interno delle arterie.
E’ però importante non eccedere nelle quantita' dal momento che quasi tutta la frutta secca ha un elevato contenuto calorico e va assunta con moderazione. Gli studiosi consigliano nocciole e affini senza sale aggiunto in una quantità non superiore ai 40 grammi al giorno.
FONTE SANITA' news
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DISTURBI ORMONALI PER I FETI ESPOSTI AGLI FTALATI


Uno studio Usa, pubblicato sull'International Journal of Andrology ha evidenziato che le sostanze chimiche contenute nella plastica a cui sono esposti i feti di sesso maschile portano ad una femminilizzazione in età adulta.
La ricerca dell'equipe dell'universita' di Rochester aggiunge nuove preoccupazioni sugli effetti degli ftalati, una famiglia di composti chimici presenti nelle superfici viniliche e nelle tende da doccia in Pvc. Tali composti sono sotto accusa da alcuni anni per la capacita' di interferire sugli ormoni e sono stati banditi dai giocattoli nell'Ue. Restano comunque molto utilizzati per la produzione di oggetti in plastica di uso comune. In particolare alcuni tipi di ftalati mimano l'azione degli estrogeni, gli ormoni femminili.
I ricercatori americani avevano gia' mostrato che questo puo' provocare anomalie genitali nei maschietti. Ora si spingono oltre, sostenendo un effetto sullo sviluppo del cervello attraverso lo 'spegnimento' del testosterone, l'ormone maschile.
L'equipe, guidata da Shanna Swan, ha analizzato campioni di urine di donne incinte, giunte a meta' circa dei 9 mesi di attesa, alla ricerca di tracce di ftalati. Le mamme, da cui sono nati 74 maschi e 71 femmine, sono state poi ricontattate quando i figli avevano dai 4 ai 7 anni e interrogate sui giochi e gli svaghi preferiti dai bambini. Secondo i ricercatori, 2 tipi di ftalati (Deph e Dbp) possono condizionare il comportamento di gioco: i maschi esposti a elevate concentrazioni gia' all’epoca della gravidanza tendono a preferire giochi più femminili.
FONTE SANITA news
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domenica 25 ottobre 2009

SITI CONTAMINATI . il caso della Solvay di Spinetta Marengo (AL)


Il limite ammesso di cromo esavalente, tossico e cancerogeno, è di 5 microgrammi per litro. La Coopsette, analizzando i terreni su cui vuole costruire a Spinetta Marengo (Alessandria) un ipermarket, ha riscontrato 288 microgrammi. Così venerdì 23 maggio 2008 sono apparsi titoloni a sei colonne su giornali e tv: “Bomba ecologica. Falde inquinate. Emergenza pozzi a Spinetta”. Ma dove stava la novità, la sorpresa? In realtà la dottoressa Rini, capo laboratorio dello zuccherificio di Marengo, fin dagli anni ’80 denunciava ripetutamente sui giornali che l’acqua in falda era al punto inquinata da essere inutilizzabile nella lavorazione delle barbabietole. Inquinata da chi? Dalla Montedison. Un allarme che Medicina democratica negli anni ha ripreso più volte, pubblicando sulla stampa le foto dei bidoni nascosti, rivendicando l’Osservatorio della Fraschetta e contestando i palliativi dell’azienda e delle amministrazioni pubbliche. L’abbiamo ancora ripetuto la settimana scorsa all’assemblea popolare di Pozzolo Formigaro.
Finalmente il 23 maggio l’opinione pubblica è rimasta scossa dall’emergenza idrica, con il Sindaco che ordina la chiusura dei pozzi. Abbiamo dunque scritto ai giornali: “Prima che si esaurisca di nuovo l’ondata emotiva, invitiamo di nuovo gli enti preposti ad andare a vedere che cosa c’è sotto e attorno allo stabilimento ex Montedison e ora Solvay e Arkema. Non ci sono barriere che tengano. Spinetta è come Bussi in Abruzzo, è un altro scandalo nazionale. Nel sottosuolo all’interno della fabbrica stanno percolando nelle falde i veleni sversati, non solo il cromo. Bisogna fare i carotaggi e le analisi. Cosa è stato depositato nel bunker antiaereo di cui si chiacchiera dal dopoguerra? Bisogna andare a vedere. Le colline sullo sfondo dello stabilimento non sono naturali nella piana di Marengo: sono depositi di rifiuti. Bisogna andare a scavare. Provvederanno ASL e ARPA? Lo pretenderà la massima autorità sanitaria comunale, cioè il Sindaco di Alessandria, preoccupato di interrompere i cicli produttivi e non altrettanto dell’acquedotto? E gli altri Sindaci della Fraschetta? Per i reati commessi, per le misure di emergenza, per i risarcimenti: sarà tempestivo l’intervento della Magistratura? Il Comune si costituirà parte civile? Sono queste le domande inquietanti che poniamo nel timore che un nuovo velo venga tra qualche giorno a coprire le vergini grida di allarme e sdegno.”
Così scrivevamo. Il 24 maggio, apertura di una inchiesta della Procura della Repubblica e riunione di emergenza fra Comune, Provincia, Arpa, Solvay e Unione industriali, alla luce delle quali aggiungiamo le seguenti considerazioni che saranno trasmesse alla Procura e a tutti gli enti competenti. Specifichiamo che Medicina democratica si costituirà parte civile nel procedimento che la Magistratura vorrà aprire per azienda e amministrazioni.
1) Gli imputati per l’avvelenamento pubblico non sono “ignoti” ma sono innanzitutto i dirigenti della Montedison che si sono avvicendati nel grande polo chimico.
2) La Solvay, che è subentrata nel 2002 alla Montedison, era a conoscenza della situazione pregressa della fabbrica addirittura beneficiando dei fondi regionali per la bonifica dei suoli.
3) La bonifica fissata dalla Regione Piemonte era curata per competenza dal Comune di Alessandria con la partecipazione tra gli altri di Provincia e Arpa. Sarà cura della Procura accertarne le responsabilità aziendali e amministrative.
4) Le responsabilità dovranno essere accertate anche per la rilevante perdita di acqua, conosciuta da Comune e Provincia, che avrebbe accelerato e alimentato il deflusso dei veleni in falda, perdita in corso da almeno un anno e non fronteggiata dalle effimere barriere idrauliche della Solvay.
5) Non c’è giustificazione per Provincia & C. Tutti i controlli erano possibili anche prima delle più recenti normative ambientali, a maggior ragione per le risapute denunce pubbliche.
6) La Solvay, subentrata a Montedison, dovrà essere chiamata in solido per i risarcimenti.
7) La società belga dovrà risarcire i dipendenti che saranno messi in cassa integrazione per le perdite salariali, e risarcire la stessa INPS.
8) I risarcimenti si riferiscono non solo ai danni sociali ed economici ai privati e alle aziende agricole, ma soprattutto ai danni alla salute passati, presenti e futuri per l’avvelenamento del suolo e delle acque.
9) L’avvelenamento va accertato non solo per il cromo esavalente ma anche per gli altri veleni sversati nei decenni per le lavorazioni dei pigmenti e dei clorofluorocarburi: urgono carotaggi e analisi dei depositi nascosti sotto gli impianti, nel bunker antiaereo e nelle colline artificiali. Urgono indagini epidemiologiche.
10) Non è vero che i consumatori possono stare tranquilli. La Procura dovrà, ad esempio, verificare se è vero che il pozzo in cui sono stati riscontrati 93 microgrammi per litro di cromo nella mega azienda agricola Pederbona non era mai stato utilizzato per abbeverare il bestiame da carne e latte.
11) Se anche fosse vero che questo e altri pozzi erano stati usati solo per scopo irriguo, il cromo tossico e cancerogeno è entrato comunque nella catena alimentare tramite foraggio, carni, latte, verdure ecc.
12) Addiritura Solvay forniva con i propri pozzi gli abitanti di Spinetta Marengo che utilizzavano l’acqua per usi domestici e per irrigare campi e orti e abbeverare bestiame.
13) Sono stati, malgrado le polemiche che sollevammo, buttati via miliardi di soldi pubblici per progetti (Linfa) che non hanno accertato nulla del disastro balzato alla cronaca.
14) Viceversa Regione, Provincia e Comune non hanno mai voluto realizzare l’Osservatorio ambientale della Fraschetta, che rivendichiamo da trenta anni come strumento di democrazia diretta, unica garanzia per le popolazioni a rischio.
15) La rivendicazione dell’Osservatorio è quanto mai attuale perché se è vero che la drammatica situazione delle falde non è dovuta all’attività in corso alla Solvay, però il polo spinettese resta ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale e non solo oggetto anche di recente ad esposti in magistratura per inquinamenti atmosferici.
Lino Balza
Medicina democratica-Movimento di lotta per la salute.
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domenica 11 ottobre 2009

Elenco degli Enti che fanno poca raccolta differenziata

Cari Amici,
trasmetto questa importante informazione. 176 Comuni della regione sono stati multati dalla stessa per non aver raggiunto il 40% di RD, era ora: in taluni casi le multe sono salate e certamente saranno i cittadini a pagare.
Quanto prima scriveremo un bozza di lettera di denuncia da personalizzare; tutti devono sapere ed avere la conoscenza che i comportamenti poco virtuosi dei Sindaci e delle loro miopi maggioranze costringeranno i cittadini a esborsi assolutamente improduttivi.
Per quanto riguarda la comunicazione valutate l'utilizzo di giornali locali, volantini, incontri, quello che serve a dare la massima trasparenza.
Ciao
P. C. Cavallari


Elenco dei Comuni della Provincia di Torino

CONSORZIO, COMUNE, n° abitanti, sanzione con mitigazione
Consorzio ACEA Pinerolese FENESTRELLE 579 € 1.737,00
Consorzio ACEA Pinerolese FROSSASCO 2909 € 6.108,90
Consorzio ACEA Pinerolese GARZIGLIANA 555 € 999,00
Consorzio ACEA Pinerolese LUSERNA S. GIOVANNI 7748 € 6.973,20
Consorzio ACEA Pinerolese PRAGELATO 741 € 889,20
Consorzio ACEA Pinerolese ROLETTO 2062 € 6.186,00
Consorzio ACEA Pinerolese SAN SECONDO DI PINEROLO 3536 € 5.304,00
Consorzio ACEA Pinerolese SCALENGHE 3345 € 3.010,50
Consorzio ACEA Pinerolese USSEAUX 182 € 163,80
Consorzio Ambiente Dora Sangone - CADOS CESANA TORINESE 1041 € 4.684,50

Consorzio Ambiente Dora Sangone - CADOS CHIUSA DI SAN MICHELE 1687 € 506,10

Consorzio Ambiente Dora Sangone - CADOS SALBERTRAND 561 € 168,30
Consorzio Ambiente Dora Sangone - CADOS SAUZE D'OULX 1170 € 1.404,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. ALPETTE 266 € 399,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. BORGIALLO 560 € 3.024,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. BOSCONERO 3116 € 18.696,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. BUSANO 1527 € 4.122,90
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. CERESOLE REALE 167 € 1.102,20
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. CHIESANUOVA 219 € 1.182,60
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. CICONIO 363 € 2.286,90
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. CINTANO 258 € 1.470,60
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. COLLERETTO CASTELNUOVO 346 € 1.972,20
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. FELETTO 2430 € 13.122,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. FORNO CANAVESE 3760 € 20.304,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. LEVONE 469 € 2.110,50
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. LUSIGLIE' 568 € 2.556,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. OZEGNA 1221 € 7.326,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. PRASCORSANO 811 € 2.433,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. PRATIGLIONE 591 € 3.368,70
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. RIBORDONE 75 € 22,50
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. RIVARA 2727 € 15.543,90
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. RIVAROSSA 1645 € 9.870,00
Consorzio Canavesano Ambiente - C.C.A. SAN COLOMBANO BELMONTE 378 € 1.474,20
Consorzio di Bacino 16 BORGARO TORINESE 13552 € 65.049,60
Consorzio di Bacino 16 VEROLENGO 4921 € 31.002,30
Consorzio Intercomunale di Servizi per l'ambiente - C.I.S.A. CERES 1077 € 7.431,30
Consorzio Intercomunale di Servizi per l'ambiente - C.I.S.A. GERMAGNANO 1314 € 9.460,80
Consorzio Intercomunale di Servizi per l'ambiente - C.I.S.A. PESSINETTO 612 € 1.101,60
Consorzio Intercomunale di Servizi per l'ambiente - C.I.S.A. TRAVES 561 € 1.851,30

COORDINAMENTO AMBIENTALISTA RIFIUTI PIEMONTE
Segreteria presso Pro Natura Torino, via Pastrengo 13 – 10128 Torino
Tel. 011/5096618 – Fax 011/503155 – e-mail: pronto@arpnet.it
9-10-2009
Continua...