
Torino è tra le città più inquinate non solo d’Italia, ma anche d’Europa, complice la situazione climatica particolare della Valle Padana, che non aiuta la dispersione degli inquinanti, anzi ne favorisce il ristagno e l’accumulo, rendendola un’area che contende il primato delle più inquinate d’Europa alle aree minerarie della Slesia, di Katowicze per intenderci.Presenta valori medi annui di PM10 che sono il triplo di quelli di Londra, il quadruplo di Parigi, il doppio di Berlino, che hanno però un numero di abitanti pari a 10-15 volte quelli di Torino.Nel 2007 i valori medi di fondo (stazione Lingotto) riportati nell’annuario della qualità dell’aria dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente è stato di 61 microgrammi/metro cubo, con 147 giorni di superamento dei limiti annuali europei. Nessuna stazione di fondo ha raggiunto livelli così alti in Italia, misurando valori pari solo alle stazioni da traffico di altre città.Negli ultimi 2-3 anni i valori medi stanno scendendo progressivamente, è vero, ma la strada verso l’obiettivo europeo di qualità dell’aria (20 microgrammi/metro cubo di media annua) è ancora lunga e non sarà sicuramente raggiunta (se ci andrà bene ci attesteremo su valori oltre il doppio del limite).
L’Italia colleziona a tutto spiano infrazioni comunitarie in campo ambientale, ma sulla qualità dell’aria ne colleziona più che in ogni altro campo.
A questi valori sono correlati i rischi per la salute dimostrati da centinaia di studi in tutto il mondo, sia a breve sia a lungo termine: Aumento di ricoveri per patologie respiratorie (bronchite, asma) e cardiovascolari (aritmie, infarto) e di mortalità per le stesse cause a breve termine (con latenza dell’effetto misurabile in pochissimi giorni – per alcuni inquinanti in ore).
Sul lungo termine, cioè dopo anni di esposizione agli inquinanti atmosferici urbani, oltre a documentare gli stessi effetti per le patologie cardiovascolari e respiratorie, gli studi epidemiologici hanno messo in luce anche un aumento preoccupante per i tumori del polmone, legato alla presenza di cancerogeni nei gas di scarico delle auto, sia benzina (benzene e altri idrocarburi aromatici policiclici) sia soprattutto diesel.
Nel complesso, a carico della mortalità naturale per ogni incremento di 10 g/m3 nella concentrazione di polveri respirabili si calcola:
(i) un aumento dello 0,6% nei decessi a breve termine, ossia nel giro di pochi giorni da incrementi di breve durata (Risultati Studio italiano EPIAIR, Epid Prev 2009);
(ii) del 4% circa a lungo termine, ossia nel giro di 10 – 15 anni in presenza di incrementi di lunga durata. Una valutazione su scala nazionale è stata effettuata recentemente dall’OMS, (Valutazione di impatto del Pm10 e Ozono in 13 città Italiane, OMS, giugno 2006). L’impatto stimato è rilevante. In presenza di valori di Pm10 compresi tra 26.3 g/m3 e 61.1 g/m3, 8220 decessi l’anno in media, sono attribuibili alle concentrazioni di PM10 sopra i 20 g/m3 . Questa stima rappresenta il 9% della mortalità per tutte le cause (escludendo la cause violente e accidentali) nella popolazione oltre i 30 anni di età. (A Torino questo dato corrisponde a 750 decessi l’anno che si risparmierebbero se le concentrazioni medie annue di PM10 fossero pari a 20 g/m3 invece dei 60 attuali). E’ stato anche calcolato che una riduzione di 10 g/m3 nella concentrazione media di lungo periodo delle polveri fini si tradurrebbe in un aumento di circa 1 anno nella speranza di vita delle persone di oltre 25 anni di età.
Di fronte a questa situazione realmente drammatica e che dovrebbe costringere qualunque consiglio comunale di questa città ad azioni più che coraggiose e determinate per la tutela della salute della popolazione e anche dell’ambiente ( vedi gli effetti sulle specie arboree: a Torino sopravvivono solo le più robuste, e anch’esse presentano danni fogliari che chiunque può osservare guardando le foglie dei nostri parchi nella stagione vegetativa) si assiste ad assessori rassegnati e a misure deboli o senza utilità dimostrata.
Torino ha bisogno di una valutazione ponderata e corretta delle misure più efficaci che si possono intraprendere per migliorare la situazione disperata attuale. Senza ricatti da parte di categorie che vogliono essere esentate, vanno valutate scientificamente, e sulla base di precisi rapporti costo-efficacia, le misure vincenti sulle altre, quelle che sono in grado di dare i migliori risultati a parità di costo.Occorre avere il coraggio in generale di voler misurare l’efficacia delle politiche e soprattutto quelle di contrasto all’inquinamento, sia in fase di progetto, sia in fase di realizzazione, in modo trasparente, in modo che tutta la cittadinanza valuti i risultati e possa esprimere il proprio giudizio critico sulle misure intraprese e sui risultati raggiunti.
Basta con idee velleitarie e di quasi nessuna utilità dimostrata, come le targhe alterne, le mezze giornate di blocco parziale della circolazione. Basta con idee peregrine frutto di qualche pensata e di qualche accordo sottobanco con commercianti e ambulanti!
Le misure da adottare devono essere studiate e misurate con serietà e messe in opera con raziocinio e perseveranza. Chi la dura la vince e Torino vincerà se andrà per una strada scientificamente corretta, lontana da compromessi e perseverante nell’azione.
Vorremmo che la FIAT fosse leader nella produzione di auto elettriche, come lo era qualche anno fa, e non solo in quelle a gas, che rappresentano oggi solo una scorciatoia legata ad una tecnologia vecchia e pericolosa, e presente in tutte le marche; vorremmo che le auto elettriche prodotte in questa città fossero meglio di quelle straniere che oggi non temono nessuna concorrenza nazionale e che rappresentano invece il futuro obbligato per la situazione di Torino oggi e del resto del mondo domani.
Bisogna avere il coraggio di investire nella ricerca tecnica e nella sperimentazione urbana, e le politiche della città devono aiutare le aziende e la popolazione che si orienta in questo senso
Anche la città più inquinata d’Italia ce la può fare, occorre impegnarsi meglio, e di più.
Rifiuti
Torino è la quarta città d’Italia per produzione di rifiuti urbani, dopo Roma, Milano e Napoli, con oltre 550.000 tonnellate totali (dati 2007 dell’annuario 2008 dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) e 600 Kg pro capite all’anno.
La produzione di rifiuti aumenta progressivamente di anno in anno sia a Torino sia nel resto d’Italia.
Di fronte a questo stato di cose la stessa Unione Europea ha tracciato la strada da seguire, con le famose 4R in ordine decrescente di priorità:
1) ridurre la produzione di rifiuti (produrne meno)
2) riutilizzare più volte gli oggetti di uso quotidiano (non buttarli via se non è indispensabile)
3) riciclare gli oggetti alla fine della loro vita (raccolta differenziata)
4) recuperare l’energia utilizzata per produrli
È chiaro che non si può risolvere l’emergenza rifiuti con un solo tipo di soluzione: occorre invece ricorrere a più sistemi, adatti agli insediamenti urbani, alla quantità di rifiuti da smaltire e al loro tipo, che siano di basso impatto ambientale.
Ognuno di noi, cittadini e istituzioni comunali, può e deve collaborare.
Dobbiamo costruire una cultura contro lo spreco, e per la riduzione-riuso-riciclo, e insegnarla e farla insegnare ai nostri figli sia a casa sia a scuola.
La soluzione non è nell’ultima delle 4R, ma nelle prime 2, che devono essere seguite con convinzione ed incentivate.
Il Comune deve porsi obiettivi realizzabili e un programma di attuazione ambizioso ma possibile.
Molte città hanno raggiunto livelli di raccolta differenziata invidiabili: Novara, il capoluogo di provincia più virtuoso, ha superato il 70% di raccolta differenziata in città e il 60% nei Comuni del consorzio, e riesce ad evitare l’inceneritore!
È vero che sull’inceneritore non vi sono certezze scientifiche di assenza di nocività per la salute, ma l’evitarlo è la soluzione certamente più sicura in assoluto.
Il risultato a Novara si può riassumere in due parole: meno tasse e più lavoro.
Tra le curiosità che hanno permesso a Novara di spiccare il volo sul versante della raccolta differenziata c'è senz’altro la modifica del regolamento comunale che ha permesso agli operatori dell'azienda rifiuti di entrare nei condomini (fino a 25 metri dalla soglia di ingresso degli stabili) e prelevare autonomamente i cassonetti con i rifiuti differenziati per poi svuotarli negli automezzi. Gli addetti, dotati delle chiavi per aprire i cancelli degli stabili, hanno così potuto risparmiare ai custodi il lavoro legato al posizionamento dei contenitori sui marciapiedi al momento della raccolta.
Tutto ciò ha reso più autonoma e facilmente gestibile l'organizzazione e i tempi di svuotamento dei cassonetti. ed il tutto è controllabile dai cittadini, nella massima trasparenza.
I rifiuti differenziati e omogeneizzati per tipologia diventano quindi una risorsa economica allettante: vetro, alluminio, plastica, frazione organica, carta: ognuna ha un valore di mercato e rappresenta un volano per la creazione di imprese commerciali ed industriali.
La donna più ricca della Cina di oggi ad esempio è un’anziana signora che 15 anni fa iniziò a produrre carta da imballaggi per i prodotti commerciali, dapprima concarta prodotta dagli alberi, ma quando questa soluzione diventò insufficiente, iniziò ad utilizzare la cara di recupero per arrivare ad acquistare la carta della raccolta differenziata degli USA, che non sapevano come smaltire il surplus di prodotto, ed oggi riacquistano a prezzo maggiorato i loro stessi rifiuti cartacei trattati e rivenduti!Ci sono Comuni che hanno fatto anche di più, ma la dimensione metropolitana oggi rappresenta un ostacolo: si può e si deve superare.
Torino ha bisogno della stessa rivoluzione nella gestione dei rifiuti, di investimenti, di maggior personale, di favorire lo sviluppo di aziende private operanti in questo nuovo settore, dell’oro verde a portata di mano che non si vede perché non si riesce a vedere o non lo si vuole vedere.
Novara (105.000 abitanti) ha investito molto in personale, attrezzature, ma ha raggiunto il risultato di aver risparmiato 1.200.000 euro.
Torino, in proporzione, può risparmiare 10 volte di più.
Una strada diversa è possibile.La possiamo e dobbiamo costruire insieme, cittadini ed istituzioni.
Continua...





